La prima fuga del 2018..sarà un lungo anno…

Anno nuovo, articolo nuovo. E intro banale, aggiungerei. Comunque.

Ero convinta che sarei riuscita a tenere il passo con il mio blog, ma a quanto pare non è così; pensavo che scrivere un articolo ogni settimana non fosse un obiettivo poi così ambizioso, eppure i giorni tra un articolo e l’altro scorrono veloci e diventano settimane. A dire il vero, avrei voluto scrivere qualcosa già il primo weekend dell’anno, ma, già in mood grigio da routine lavorativa, ho deciso di partire: meno scrittura e più natura. Meta: il lago di Ledro.

Venerdì in ufficio alle 16.58 avevo il computer spento, lo zaino pronto e il cuore leggero all’idea di fuggire verso la montagna. L’albergo che avevo prenotato dopo essermi innamorata delle foto sul web sembrava avere una meravigliosa vista lago, ma solo quando sono uscita in terrazza mi sono resa conto di essere praticamente sopra una macchia d’acqua blu cobalto circondata da cime innevate; se non ti rigenera una vista del genere, allora è dura che qualcos’altro possa farlo. Sabato mattina ero sulla porta dell’albergo con in testa un itinerario di tre ore, partendo da Mezzolago verso Pieve, salvo rientrare dopo mezz’ora causa pioggia, fradicia e abbattuta. Sfogliando un volantino preso in un bar, ho trovato un’alternativa che mi ha rimesso di buonumore,  l’evento natalizio “Il villaggio di Natale del gigante” a Bezzecca (www.vallediledro.com/it/il-villaggio-di-natale-del-gigante), un’allegra confusione di mercatini artigianali sotto i portici e dentro le case, con ottimi prodotti locali (formaggi meravigliosi!), attraverso vie e contrade illuminate dal chiarore delle candele; decisamente suggestivo. Tuttavia, la voglia di camminare era un fortissimo canto delle sirene e domenica  finalmente mi sono messa in moto, riuscendo a fare buona parte del giro del lago, illuminato da un timido sole verso ora di pranzo. Spiagge deserte e distese di neve vicino ai boschi, finalmente la pace totale, essenziale per affrontare la settimana in ufficio con il sorriso (o almeno le prime ore del lunedì mattina!), per una volta.

Sicchè il blog ha dovuto aspettare fino ad oggi. In realtà, non mi dispiace mai trascurarlo quando succede perchè sono immersa nel verde o intenta a visitare qualche città nuova; la cosa peggiore è non poter scrivere perchè non ne ho voglia, perchè la giornata in ufficio mi ha lasciato addosso stanchezza e nervi a fior di pelle e anche la cosa che amo fare di più diventa improvvisamente un peso. Da quando il lavoro è diventato una parte così ingombrante della mia vita da togliermi energia ed entusiasmo per le mie passioni? Per quanti è così? Si vive per fare quello che si deve, per arrivare a non sapere nemmeno più cosa ci piace fare e non ricordare quanto ci piaceva farlo.

Il mio proposito per il 2018 è di prendermi non uno, ma tanti momenti per me, di riossigenarmi costantemente e dedicare più spazio ai voglio e meno ai devo. Spero sia lo stesso per voi!

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Lago di Ledro

 

 

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Risate e arte nella capitale…

Dal sole di Dubai al cielo plumbeo di Roma. E’ lì che ho passato il Ponte dell’Immacolata quest’anno, ospite di mia cugina che da anni mi ripete come sia possibile che io non abbia mai visto la capitale in vita mia. Eppure. Questa volta, complice il weekend lungo e la solita voglia di partire particolarmente acuta durante i grigi mesi invernali, ho deciso di prendere un treno dopo lavoro e andarmene. Arrivata a Termini facce sorridenti che mi aspettano, conosciute e non. La grande accoglienza.

Nonostante la stanchezza, ritrovo energia quando facciamo un piccolo giro notturno della città: San Pietro e il Passetto, la vista di Roma dal Gianicolo e un abbraccio visivo generale di quello che riesco a vedere dalla macchina con i miei occhi affamati.

Venerdì è prevista la partenza del mio tour de force romano, ma, complice la stanchezza e la chiaccherata che va per le lunghe, non riusciamo ad uscire di casa prima delle undici. Partiamo dalla fontana di Trevi, gremita di turisti che si fanno i selfie mentre lanciano le monetine in acqua, per poi arrivare a Piazza Navona, dove finalmente riesco a vedere la fontana dei Fiumi di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) che su di me ha sempre esercitato molto più fascino rispetto a quella di Trevi: eccola lì, con le sue quattro figure umane che rappresentano il Nilo, il Gange, il Rio de la Plata e il Danubio, i grandi fiumi dei quattro continenti noti all’epoca. Ai tempi del liceo rimanevo sempre attonita a fissare sui libri l’eleganza e i curatissimi dettagli delle opere di Bernini, dai muscoli in tensione dei corpi ai drappi dei vestiti che si appoggiano morbidamente ai piedi delle statute; ritrovarmici davanti oggi è incredibile, spalanco gli occhi e cerco di imprimere l’immagine che ho davanti nella memoria. Mi ha sempre fatto sorridere la leggenda che vuole che la statua raffigurante il Nilo si copra gli occhi per non vedere la chiesa di Sant’Agnese in Agone, situata di fronte, opera del Borromini (1599-1667), grande rivale del Bernini. Allo stesso modo, la statua del Rio de la Plata terrebbe alzato un braccio per ripararsi da un possibile crollo della chiesa. C’e da dire però che la fontana fu terminata prima che venisse costruita la chiesa, sicchè si tratta, appunto, di una leggenda. Resto affascinata e ancora incredula ad osservare l’acqua dentro la vasca, prima di andare a visitare la chiesa di Sant’Agnese, San Luigi dei Francesi (una bellissima chiesa barocca della comunità francese, dove è possibile vedere gratuitamente tre dipinti di Caravaggio del ciclo pittorico su San Matteo: la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l’angelo, imperdibili) e la piccola chiesa di S. Barbara ai Librari (dalle parti di Campo de’ Fiori), una gemma incastrata in una piccola piazzetta che scopro per caso; adibita per molti anni ad uso magazzino, pochi decenni fa è stata restaurata e riaperta ai fedeli e ospita un magnifico trittico del 1450 di Leonardo da Roma, raffigurante Madonna con bambino con San Giovanni Battista e l’arcangelo Michele.

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Due dei dipinti di Caravaggio dentro la chiesa di San Luigi dei Francesi

Roma è così: ti fermi ad ogni metro perché c’è qualcosa di meraviglioso che non ti aspetti. Stasera c’è in programma una cacio e pepe a Trastevere; stanche, saliamo sul tram schiacciate in mezzo alla folla, ridendo come due bambine emozionate, verso la prossima meta.

 

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La fontana dei Fiumi in Piazza Navona
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Il trittico dentro S. Barbara

 

 

 

Baby be a giant, let the world be small… la vista dal 148esimo piano del Burj Khalifa.

Uscita dall’ascensore mi sento leggermente instabile sulle gambe. Immagino sia normale, visto l’arrivo al 124esimo piano in 60 secondi netti. Il minuto di salita è stato al buio, con la proiezione sulle pareti dell’ascensore di tutti gli edifici che in quel momento stavamo superando in altezza: la Torre Eiffel, il Big Ben,.. e poi le nuvole.. e sopra le nuvole, il Burj Khalifa.

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Il Burj Khalifa, 828 mt.

E’ qui che mi trovo, al 124esimo piano dell’edificio più alto del mondo, in attesa del secondo ascensore per arrivare alla piattaforma di osservazione al 148esimo piano, 555 metri. Praticamente, in cima al mondo. Alto 828 metri, il Burj Khalifa è stato inaugurato nel 2010, solamente sei anni dopo l’inizio dei primi scavi; impressionante pensare che nella fase di picco della costruzione, si trovassero in cantiere più di 12.000 operai. L’architettura alla base è un’astrazione del fiore Hymenocallis, ovvero tre elementi disposti intorno ad un core centrale, simbolo del Burj Khalifa, che rende la forma della struttura molto elegante, nonostante l’enormità.

Per vedere Dubai dall’alto del Burj Khalifa si può scegliere tra due opzioni: la vista dal 124esimo piano (At the top, il biglietto costa 125 dirham, circa 30 euro) oppure quella dal 148esimo con inclusa la visita guidata (At the top sky, 500 dirham, circa 120 euro a persona, www.burjkhalifa.ae); la seconda è una sorta di vip experience: si comincia con l’attesa della guida in una lounge dove ti vengono offerti biscottini e un delizioso thè ai chiodi di garofano, si prosegue con la salita guidata dove vengono raccontate (ed illustrate a video) le varie fasi della costruzione, per poi terminare nel salottino al 148esimo piano con vista mondo.

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La Dubai fountain vista dall’alto.

Non esattamente economico il prezzo del biglietto, ma si ripaga da sè al primo sguardo dalle vetrate e dalla terrazza panoramica: gli altissimi grattacieli di Dubai sembrano dei piccoli Lego e davvero si riesce a dominare il mondo con gli occhi. Un’emozione che non si riesce a descrivere e un’esperienza assolutamente irrinunciabile, promesso.

Nota: la Emaar Properties ha iniziato in ottobre la costruzione di The Tower, un nuovo edificio che sarà più alto del Burj Khalifa e che dovrebbe essere completato in tempo per Dubai Wolrd Expo nel 2020 (http://www.telegraph.co.uk/travel/destinations/middle-east/united-arab-emirates/dubai/articles/new-dubai-skyscraper-to-surpass-the-worlds-tallest-building/). Perchè, onestamente, solo Dubai può superare Dubai.

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In cima al mondo.

Dubai, here I come!

Finalmente abbiamo preso i biglietti per Dubai!!! Posso cominciare a considerarlo reale: nonostante fosse già tutto pianificato e preparato per il mio viaggio di lavoro (ebbene sì, non vado a svernare negli Emirati Arabi per puro piacere!), in genere non ci credo mai fino a quando non clicco “acquista” sul sito della compagnia aerea.

Comunque, Dubai eccomi. Ci sono già stata l’anno scorso, sempre per motivi di lavoro, ma purtroppo il tempo era estremamente tiranno e sono riuscita a vedere poco niente; quel qualcosa che avevo visto però, mi aveva fatto andare fuori di testa. Dubai è talmente un piccolo, stravagante mondo a sè che o si ama o si odia. Io l’ho amata.

Quest’anno, per come sono organizzati gli orari lavorativi, dovrei riuscire a fare qualche giro in più, quindi grandi aspettative nell’aria! Tra l’altro, lasciare il piovoso nord Italia per andare incontro a  qualche giorno di temperature minime di 22 gradi e massime di 31 mi entusiasma non poco!

Guida della Lonely Planet già pronta, sottolineata praticamente ovunque. Consigli più che ben accetti!!!!

“Creatives know that for every good idea, there are at least a few that don’t work out, but they can’t know ahead of time what’s going to work out and what won’t.” Charlie Gilkey.

Per una, a volte mezza, buona idea (o anche solo leggermente soddisfacente) quante ne abbiamo da scartare? Quanti prima di arrivare a qualcosa di concreto scrivono, elaborano, si perdono d’animo e poi ricominciano?

Quante volte? Hai un’idea in testa che forse può diventare qualcosa di interessante da leggere per qualcuno, perché per te che lo vuoi iniziare a scrivere è già un mondo reale. Infatti, nella tua mente è già perfettamente scritto e stampato: un bell’articolo, arguto, vivace, con un ritmo veloce, facile da leggere e dall’alto potere evocativo (si parla di viaggi, voglio trascinare il lettore per i capelli in luoghi meravigliosi). Cominci a scrivere e le parole vibranti che avevi in mente si appiattiscono sul foglio; le frasi che sapevi già come avresti intonato leggendole ad alta voce improvvisamente perdono ogni appeal; i paragrafi cominciano a sembrarti piccoli blocchi compatti che vanno in direzioni diverse. 

Frustrazione a mille. Eppure. Quanti di noi rinunciano? Quante volte siamo disposti a vedere come le nostre aspettative facciano un bel frontale con la realtà? Quanti di noi continuano a scrivere, dipingere, cucinare nonostante i tentativi falliti? Perché ci nascondiamo dietro ad un “no, è solo una cosa che faccio per me, così” quando in realtà continuiamo a provarci perché sappiamo che un giorno ci potrebbe anche essere qualcosa di buono che effettivamente funzionerà e che magari potrà piacere anche agli altri? Quanti in mezzo ad un mare di fallimenti, restano in cima al faro di quell’unica, piccola buona intuizione che hanno avuto? 

Non si può sapere all’inizio cosa funzionerà e cosa no, certo, ma si può cominciare a prevedere quanti no, quanti pezzi di carta strappati e quanta autocritica (siamo i nostri peggiori giudici, si sa!) siamo disposti a sopportare, sempre con il sorriso per averci provato, anche se magari è un sorriso amaro, perché anche stavolta non è andata come speravamo. Tanto lo sappiamo, il vero fallimento è il non averci mai nemmeno provato.

https://www.google.it/amp/s/journal.thriveglobal.com/amp/p/d31f74c7f1ea

Energia autunnale…

Domenica scorsa mi sono dedicata finalmente a me stessa, con una lunga camminata di 11 km in collina, tra boschi di castagni ultra centenari e vecchie contrade.

Una camminata organizzata durante una delle tante feste paesane dedicate alle castagne, divisa in percorsi da 6, 8 e 11 km (ovviamente, nel tentativo di godermi la giornata il più possibile, ho scelto il percorso più lungo, go big or go home). Una camminata quasi in solitaria, nel senso che sono partita da sola (sempre difficile trovare compagni di avventure la domenica mattina!), ma mi sono ritrovata in mezzo ad altri 2.200 partecipanti, tutti ansiosi di godersi quel poco di sole incerto che ogni tanto spuntava. Il percorso, piacevolissimo, si dipanava tra tratti di strada asfaltata, sentieri fangosi, campi, piccole contrade, ma soprattutto in mezzo ai meravigliosi colori del bosco d’autunno: non dico certo niente di nuovo o sensazionale, ma il foliage è sempre uno spettacolo unico, un caleidoscopio di colori caldi che ti scalda il cuore; camminare con gli occhi per terra, incollati ad un tappeto di foglie color ruggine, piccole castagne e ricci ancora chiusi, altro che giornate sprecate dentro ad un cubicolo a rispondere al telefono; in mezzo, qualche breve pausa per ammirare i castagni di 300, 400 anni e per assaggiare (e, ovviamente, acquistare) qualche confettura prodotta dalle aziende agricole locali che ospitavano i punti di ristoro.

Giornata perfetta. L’enorme potere rigenerante della natura, quello di cui ho bisogno per affrontare le settimane che mancano al mio prossimo viaggio…si parla di meravigliosi luoghi soleggiati…

 

La vista dal bosco 

Un breve momento di sole ad illuminare i prati

Iseppo, 400 anni ben portati

Non sono ancora pronta per questo!

Cominciate a dire addio alla splendida Ottobrata che ci ha allietato queste settimane: il bel tempo, il sole, i tuffi al mare e le passeggiate smanicati hanno infatti i giorni contati.Il countdown parte già da oggi, venerdì 20 ottobre, dove a Nord nubi e nebbia la faranno da padrona, mentre nelle regioni centrali e sulla…

via Previsioni Meteo: Sabato 21 e Domenica 22 Ottobre 2017 — Travelblog.it